Gli ambienti open space sono ormai una costante nell’edilizia moderna: uffici aziendali, coworking, aule scolastiche, spazi commerciali, studi professionali… Tutti accomunati da un design aperto e flessibile, pensato per favorire collaborazione e condivisione. Tuttavia, proprio questa apertura porta sfide importanti dal punto di vista della climatizzazione e del comfort ambientale, soprattutto sul piano termico e acustico.
In questo articolo analizzeremo:
- Le criticità tipiche degli open space
- Come progettare correttamente l’HVAC in spazi condivisi
- Strategie per il comfort termico multi-zona
- Soluzioni per ridurre il rumore generato dagli impianti
- L’importanza della qualità dell’aria e della ventilazione
- Integrazione con building automation e monitoraggio intelligente
Le sfide tipiche degli open space
L’assenza di partizioni fisse genera problematiche significative:
- Differenze di temperatura tra zone esposte al sole e zone in ombra
- Difficoltà nel mantenere una temperatura uniforme
- Rumore da impianti HVAC (unità interne, canalizzazione, griglie)
- Difficoltà di regolazione individuale del comfort (assenza di termostati per zona)
- Sovraffollamento e accumulo di CO₂ se la VMC è sottodimensionata
- Carichi termici variabili in base all’occupazione
L’obiettivo di un buon impianto HVAC per open space è quindi quello di garantire un comfort diffuso ma anche adattabile, riducendo consumi, sprechi e disagi per gli occupanti.
Soluzioni impiantistiche più efficaci per open space
A seconda del tipo di edificio e delle esigenze d’uso, si possono adottare varie soluzioni:
▸ Sistemi canalizzati a zona variabile (VAV)
- Aria trattata in centrale, distribuita a zone con valvole regolabili
- Ogni zona ha una sonda e un attuatore che regola il flusso
- Ottimo per ambienti con layout fisso o solo parzialmente riconfigurabili
▸ Sistemi VRF/VRV con unità canalizzate multisplit
- Ogni zona dell’open space ha una propria canalizzazione
- Permette una gestione modulare per settori o gruppi di postazioni
- Altissima efficienza e flessibilità
▸ Fan coil canalizzati o a vista, multi-zona
- Ideale per uffici medio-piccoli
- Ogni fan coil è associato a un termostato di zona
- Richiede una buona gestione acustica (unità silenziose e ben posizionate)
▸ Soffitto radiante + VMC con deumidificazione
- Comfort diffuso, silenziosità assoluta
- Nessun movimento d’aria percepito
- Più costoso e complesso da installare, ma ideale per ambienti premium
Comfort termico localizzato: come ottenerlo
Nei grandi ambienti aperti, è impossibile accontentare tutti con una sola temperatura. L’ideale è puntare su una zonizzazione termica flessibile, con sensori multipli distribuiti.
💡 Strategie chiave:
- Divisione dell’open space in aree termiche virtuali
- Utilizzo di sonde di temperatura/umidità distribuite
- Valvole o attuatori che regolano flusso aria o potenza termica localmente
- Termostati “soft” touchless condivisi tra 4-6 postazioni
- Sistemi con regolazione proporzionale e non solo on/off
Nei coworking, dove ogni utente ha esigenze diverse, l’obiettivo è trovare un equilibrio termico “democratico”, tra i 22 e i 25 °C.
Acustica e rumore dell’impianto HVAC: come mitigarli
Il comfort acustico è cruciale negli open space, dove il silenzio è spesso più importante della temperatura.
▸ Fonti di rumore più comuni:
- Fan coil a parete o pavimento
- Bocchette troppo turbolente o mal calibrate
- Canalizzazioni metalliche non fonoassorbenti
- Vibrazioni trasmesse alle strutture
- Gruppi frigo o UTA mal insonorizzati
▸ Soluzioni tecniche:
- Utilizzare canali isolati acusticamente (con rivestimento interno fonoassorbente)
- Progettare il layout aeraulico con curve dolci e silenziatori
- Impiegare bocchette a bassa rumorosità e griglie con profili aerodinamici
- Limitare la velocità dell’aria nei condotti (≤ 4-5 m/s)
- Isolare acusticamente i locali tecnici e le UTA
- Integrare controsoffitti fonoassorbenti e pareti mobili acustiche
Ventilazione e qualità dell’aria negli ambienti condivisi
Negli open space si può superare in fretta la soglia di comfort igienico per:
- CO₂ elevata → calo concentrazione, mal di testa
- Elevata umidità → percezione di caldo, muffe
- Ricircolo di batteri e virus (assenza di filtrazione adeguata)
Per questo è indispensabile un sistema VMC dimensionato sull’occupazione effettiva, dotato di:
- Recuperatori di calore statici o rotativi
- Filtrazione a doppio stadio (F7 + F9)
- Possibilità di modulare la portata d’aria in base a sensori CO₂
- Interfaccia con BMS per regolare flussi e scenari automatici
Building automation e gestione intelligente
Un open space ha bisogno di un impianto che “pensi da solo”. Le soluzioni più moderne prevedono:
- Integrazione tra HVAC e sistemi BMS o domotici (KNX, BACnet)
- Monitoraggio in tempo reale di temperatura, CO₂, umidità e consumo
- Ottimizzazione automatica degli orari di accensione/spegnimento
- App mobile o pannello touch per il controllo utenti
- Report mensili di performance e anomalie
- Machine learning per adattare le curve di carico alle abitudini
Best practice e checklist per progettisti
✅ Prevedere sempre zonizzazione dinamica (no unico termostato!)
✅ Se possibile, separare zona “lavorativa” da “relax” o reception
✅ Insonorizzare impianti meccanici a monte
✅ Dimensionare la VMC in base a metri cubi e numero postazioni
✅ Usare sensori CO₂ per modulare flussi aria
✅ Offrire la possibilità di override manuale per brevi periodi
✅ Integrare un sistema di monitoraggio continuo
Conclusioni
La progettazione di un impianto HVAC per open space non è solo una questione di BTU o portate d’aria. Richiede attenzione al comportamento umano, acustica, qualità dell’aria e intelligenza gestionale. Un sistema ben pensato può garantire non solo comfort e benessere per chi lavora, ma anche una riduzione sostanziale dei consumi e una migliore produttività.



